Considerata una patologia tipica dell’anziano, in realtà la cataratta insorge molto più precocemente, anche già dai 45 anni, ed oggi, grazie ad esami approfonditi, possiamo diagnosticarla e quantificarne il grado di evoluzione. I fattori di rischio per l’insorgenza precoce di questa patologia che colpisce gli occhi sono noti. La cataratta non ha una insorgenza rapida ma progressiva. Come ripetono i nostri specialisti di Oculistica di Humanitas San Pio X, dopo i 45 anni è importante sottoporsi a visite oculistiche periodiche per diagnosticare precocemente la causa della limitazione visiva. In caso di cataratta avanzata, però, per tornare a vedere è necessario l’intervento di sostituzione del cristallino.

Cataratta, oltre all’età sono 6 i fattori di rischio a cui fare attenzione 

La cataratta è la patologia che opacizza progressivamente il cristallino, ovvero la lente naturale che si trova dietro la pupilla tra il corpo vitreo e l’iride. Con l’età, e a causa di alcuni fattori di rischio noti, il cristallino inizia a indurirsi e si perde la visione nitida caratteristica dell’occhio sano. L’opacizzazione del cristallino provoca una riduzione importante della vista sia in termini quantitativi che qualitativi. «La visita di controllo dall’oculista è raccomandata sia in per le persone che manifestano alterazioni della vista (riduzione della visione da vicino o di quella notturna, per esempio), sia per chi:

  1. Non protegge adeguatamente gli occhi dai raggi UV (occhiali da sole con filtri)
  2. Presenta casi di cataratta in famiglia (familiarità)
  3. E’affetto da altre patologie oculari come ad esempio glaucoma o uveite
  4. Ha subito traumi agli occhi o alla testa
  5. E’ diabetico/a
  6. Ha effettuato terapie prolungate con farmaci (cortisonici, per esempio)

La cataratta non è uguale per tutti

«Ogni cataratta è diversa dall’altra – sottolinea la dottoressa Emanuela Visentin, oculista -. La diagnosi viene effettuata per mezzo di  esami specifici che valutano la qualità della visione, le caratteristiche dell’occhio e del cristallino. Per tornare a vedere e recuperare la nitidezza della visione, è necessario sostituire il cristallino opacizzato con una lente artificiale fatta (IOL) su misura per l’occhio del paziente. Ma la qualità dei risultati si ottiene soltanto grazie alla attenzione ai dettagli. Si va infatti dalla corretta valutazione del momento in cui intervenire, oggi non più deciso arbitrariamente dal medico, ma conseguente a dati oggettivi ottenuti mediante strumenti come il tomografo o l’aberrometria, alla precisione del calcolo della lente intraoculare da impiantare che, anche grazie ai nuovi biometri, oggi consente di correggere anche l’astigmatismo. E’ inoltre fondamentale verificare la salute oculare e in particolare della retina.

L’intervento di cataratta: ecco come avviene

«Grazie allo sviluppo tecnologico, la chirurgia per la cataratta può contare su sistemi di assistenza robotizzata che permettono di raggiungere una precisione estrema, mantenendo anche durante l’intervento condizioni oculari fisiologiche, come la pressione interna all’occhio. Si usano piccolissimi strumenti chirurgici e l’intervento – spiega il dottor Pietro Rosetta, direttore di Oculistica – procede con la frammentazione del cristallino opaco grazie a una microsonda a ultrasuoni. Dopo aver aspirato ogni residuo di frammento con uno speciale dispositivo, la lente intraoculare artificiale viene impiantata, avvolta su se stessa, attraverso una microincisione di diametro ridottissimo, per poi aprirsi ed assumere la forma desiderata all’interno dell’occhio, il tutto senza punti di sutura. L’intervento viene eseguito in anestesia topica con gocce direttamente sull’occhio». 

 Dopo l’intervento, il recupero è graduale

«Dopo l’intervento, la vista viene recuperata gradualmente, ma è necessario non sottovalutare il post operatorio – raccomanda il dottor Alberto Alini, oculista -. L’intervento di cataratta si potrebbe paragonare all’impianto di una protesi, ovvero la lente artificiale che sostituisce il cristallino naturale opaco. Con le moderne tecniche chirurgiche che minimizzano il trauma oculare, i tempi di recupero sono più rapidi, ma l’occhio, come ogni altro organo, deve andare incontro ad una guarigione biologica che va rigorosamente rispettata e per ottenere un buon risultato bisogna intervenire nei tempi indicati. E’ inoltre fondamentale seguire la terapia secondo le modalità e le norme igieniche prescritte evitando di esporre gli occhi operati a rischio di infezioni».