È normale che i bambini piangano e che ciò provochi frustrazione nei genitori, soprattutto quando non si riesce a capire quale sia il motivo. Come ha rivelato uno studio del 2011, piangere aiuta a sentirsi meglio a qualsiasi età, specie se dopo aver pianto hanno un sostegno emotivo, se il pianto porta a una risoluzione o a una migliore comprensione, o se piangono a causa di un evento positivo. Quindi, l’obiettivo non deve essere sempre quello di far smettere di piangere il bambino, ma di capire prima perchè piange. Ne parliamo con il dottor Fabrizio Ciralli, responsabile di Neonatologia e Patologia Neonatale di Humanitas San Pio X.

E’ stanco: piangere perché avete dato a vostro figlio il piatto del colore sbagliato o gli avete chiesto di mettersi le scarpe, può avere una causa vera come il poco sonno. Uno dei motivi più frequenti per cui i bambini piangono è perché sono troppo stanchi e questo può portare a comportamenti irrazionali. Bisogna cercare di mantenere un adeguato programma di sonno notturno, e, quando piccoli, anche di mattina e pomeriggio. Il bambino “riposato” infatti riduce al minimo i capricci da stanchezza. Un consiglio: cercate i segni della stanchezza, come lo sfregamento degli occhi, lo sbadiglio o lo sguardo un po’ spento. E a seconda dell’ora del giorno, può essere opportuno far fare un pisolino al vostro bambino per aiutarlo a riprendersi.

Ha fame: anche gli adulti sono irritabili quando hanno fame. Per i più piccoli, la fame potrebbe essere la causa del pianto specie appena svegliati da un pisolino o se sono passate tre o quattro ore dall’ultimo pasto. Nei primi mesi di vita se il piccolo non mangia da un po’ di tempo e il suo umore peggiora, prendete in considerazione questa possibilità: assecondare la sua necessità di alimentazione può essere un modo utile per farlo smettere di piangere. 

E’ sovrastimolato: giochi, feste di compleanno, trampolini e casette gonfiabili sono adorati dai bambini, ma ad un certo punto, però, la stanchezza fisica e il trambusto può diventare eccessivo e confusionario, a tal punto che spesso non sono in grado di esprimere ciò che non va. Una delle cause di un pianto senza motivo mentre gioca potrebbe essere proprio il fatto che il bambino è sovrastimolato. Se il luogo è molto rumoroso o affollato, provate a fargli fare una pausa, portatelo fuori o in una stanza più tranquilla per farlo riposare qualche minuto. Se questo provvedimento non dovesse bastare per tranquillizzare il bambino prendete in considerazione un rientro anticipato a casa.

E’ stressato: lo stress è una delle principali cause delle lacrime, soprattutto nei bambini leggermente più grandi. Ma da cosa possono mai essere stressati i bambini? Molteplici cause! I bambini che devono far fronte a numerose programmate attività sportive o a partecipazione a corsi di apprendimento (per esempio: disegno, teatro, musica, ecc..), possono vivere l’esperienza in modo stressato, così come nelle situazioni che li vedono spettatori innocenti di discussioni tra i genitori, un trasloco, il cambio di scuola, eventi che sentono al telegiornale. Quando un bambino sente il peso di eventi stressanti della vita, può iniziare a piangere insolitamente spesso. Per ridurre lo stress è importante programmare adeguata attività fisica a seconda dell’età del bambino, evitare di renderli partecipi a discussioni o fatti di cui non posseggono la capacità di analisi critica e soprattutto evitare che la loro agenda settimanale sia più satura di un manager di azienda. E’ bene ricordare che i bambini devono anche essere in grado di gestire autonomamente il tempo libero.

Vuole attenzioni: il bambino sa che piangere è un ottimo modo per attirare la vostra attenzione. Dire: “Smettila di urlare” o “Perché piangi adesso?” può incoraggiare il bambino a continuare a fare i capricci. Se non c’è un motivo evidente per piangere, prestate poca attenzione al suo pianto. Piuttosto, insegnate al bambino che può ottenere l’attenzione della mamma o del papà giocando serenamente, usando parole gentili e seguendo le regole. Offrite approvazione per questi comportamenti e sarà meno probabile che provi ad usare il pianto per ottenere attenzione. Un consiglio: passate momenti di gioco a terra con lui, fate una partita o giocate con la palla. Il vostro bambino piangerà meno per attirare l’attenzione se gli concedete questi momenti di crescita reciproca del rapporto genitori/figlio.

Vuole qualcosa: i bambini piccoli non capiscono la differenza tra i desideri e i bisogni. Così, quando vogliono qualcosa, spesso affermano di averne un bisogno assoluto. Sia che insista a giocare con un delicato cimelio di famiglia o che voglia che lo portiate al parco, le lacrime da delusione e disperazione prima o poi arrivano. Se vi arrendete dopo aver detto di no, o perché vi sentite in colpa o perché pensate di non farcela più a sentire il pianto di vostro figlio, gli insegnerete che può usare le lacrime per manipolarvi. Usare frasi del tipo: “dispiace anche a me che non possiamo andare al parco” dimostra che siete genitori di parola e gli insegnate in modo proattivo a gestire in modo socialmente appropriato i sentimenti anche quando non ottiene ciò che vuole. Talvolta è importante interpretare il pianto come una richiesta di regole: il bambino piange per capire fin dove può arrivare, modificare una decisione presa a seguito del pianto del bambino può significare non solo non insegnare il rispetto di una regola data ma anche sovraccaricare il bambino di una decisione cambiata senza che abbia la maturità emotiva di prendere una decisione.

Vuole evitare una richiesta: mettere a posto i giocattoli o prepararsi per andare a letto scatenano le lacrime? Potrebbe essere per una reale tristezza, ma possono anche essere uno stratagemma. Se riesce a farvi concentrare su di lui, anche solo per un minuto, sono altri 60 secondi passati a non fare quello non vuole fare. Ponete l’attenzione sui sentimenti del bambino dicendo: “So che è difficile raccogliere i tuoi giocattoli quando vuoi continuare a giocare”, ma, evitate di dare inizio ad una lunga discussione o ad una lotta di potere. È importante insegnare a vostro figlio che, anche se si sente triste o arrabbiato, deve comunque seguire le regole, e imparare ad agire in modo positivo anche quando le cose non vanno come vorrebbe lui.

Quando rivolgersi al pediatra?

«Se il bambino piange più del normale, parlarne con il pediatra può aiutare a capirne le cause – spiega il dottor Fabrizio Ciralli – Il pianto potrebbe essere causato da un problema medico. Se invece il motivo non è medico, specie se il bambino è grandicello e inizia a piangere, come è normale che succeda ogni tanto, quando si è calmato potrebbe aiutare parlare con lui di cosa lo preoccupa e di come risolvere il problema insieme. Anche se non riuscirete a interrompere le lacrime di un bambino che è solo un po’ stanco, apprezzerà il fatto che siete lì per confortarlo».