Viaggi, cene con gli amici, manifestazioni ed eventi culturali… agognato da mesi, il ritorno alla pseudo-normalità in questo periodo dominato dal COVID-19 non suscita però la gioia e l’entusiasmo che ci si aspetterebbe. Infatti, per molte persone uscire di casa e ritornare a svolgere le attività di prima sembra, più che un piacere, un peso o una difficoltà insormontabile, che arriva a generare un senso di disagio e porta a declinare gli inviti anche ai programmi più tranquilli e meno impegnativi, magari facendo poi rimpiangere di non averli accettati. Questa paura di uscire di casa prende il nome di “sindrome della capanna” o “del prigioniero”. Come mai alcune persone possono sentirsi così? E come può aiutarci, eventualmente, lo specialista? Ne abbiamo parlato con il dottor Francesco Cuniberti, specialista del Centro per i disturbi d’ansia e di panico di Humanitas San Pio X

Sindrome della capanna: come e perché si manifesta

«La sindrome della capanna si traduce nella paura di uscire di casa e lasciare il luogo in cui, nonostante tutto, abbiamo trovato un riparo durante i mesi di confusione e emergenza sanitaria – spiega lo specialista -. Gli elementi che caratterizzano questo malessere psicologico sono: ansia, paura, frustrazione, insonnia, depressione, tendenza all’irascibilità. Sebbene le cause siano molte e dipendano dalla situazione personale di ciascun individuo, ci sono dei sentimenti comuni che rendono così difficoltoso predisporsi a uscire di casa volentieri: 

  • timore di ammalarsi
  • timore di contagiare una persona cara
  • terrore nei confronti del mondo esterno
  • convinzione di non ritrovare il mondo di prima

Naturalmente, le persone più coinvolte da questa problematica sono quelle più fragili, ossia coloro che soffrivano anche in precedenza di fobie e altri disturbi psichiatrici, che erano già  inclini all’ansia e all’ipocondria oppure che di per sé non sono molto disposte ad adattarsi ai cambiamenti. Tuttavia, la sindrome della capanna può riguardare anche persone che non avevano mai accusato disturbi psicologici, ma che sono state profondamente turbate da inquietudini economiche, professionali, sentimentali e personali a causa della situazione creata dalla pandemia».

Non aver paura di chiedere aiuto allo specialista

«La sindrome della capanna non è un disturbo passeggero che si può ignorare, bensì una vera e propria problematica che potrebbe aggravarsi e diventare cronica – sottolinea il dottor Cuniberti -. Per questo, è fondamentale rivolgersi allo specialista per chiedere aiuto e adottare delle strategie per superare il senso di disagio. Solo in questo modo, si potrà riconquistare poco a poco il ritorno alla vita normale nella nuova realtà post COVID-19. Alcune strategie, ad esempio, potrebbero essere un ritorno graduale alla normalità senza lanciarsi a capofitto in attività che potrebbero creare ansia e stress, ma ricominciando poco a poco a riprendere le abitudini di prima. Molto importante è anche ridurre la sovraesposizione alle informazioni, che potrebbero accrescere il senso di ansia. Tuttavia, l’appoggio dello specialista rimane il punto più sicuro ed efficace per superare questo momento e imparare a gestire al meglio paura, ansia e preoccupazione che impediscono di riprendere, poco a poco e sempre rispettando le misure per il contenimento dei contagi, il ritorno alla normalità».