La sindrome dell’ovaio policistico è una condizione comune a molte donne, può comparire con il menarca, ma non è raro neppure che si manifesti negli anni successivi. Disturbi del ciclo mestruale e irsutismo non sono gli unici sintomi, sebbene siano i più noti. Spesso, infatti, la presenza di ovaio policistico può manifestarsi con vari disturbi a livello cutaneo o del cuoio capelluto, ma può anche portare a insulino-resistenza e sindrome metabolica,  con conseguenze che impattano in modo negativo sulla qualità di vita della donna in età fertile. Abbiamo chiesto alla professoressa Nicoletta Di Simone, responsabile del Centro multidisciplinare di Patologia della Gravidanza di Humanitas San Pio X, come si può riconoscere la sindrome dell’ovaio policistico e come si cura.

Non tutte le donne hanno gli stessi sintomi

«Irregolarità del ciclo mestruale, cicli molto lunghi (oltre i 40 o 60 giorni), periodi di amenorrea e disfunzioni ovulatorie che possono causare infertilità devono essere campanelli d’allarme per la donna – spiega la professoressa Di Simone -. Le cause di disturbi del ciclo mestruale possono essere diverse, ma in presenza di alterazioni e irregolarità, accompagnate da irsutismo (peluria su viso e corpo), acne e alopecia, difficoltà a perdere peso con la dieta, è importante valutare anche la presenza di ovaio policistico. Non tutte le donne affette da ovaio policistico hanno la stessa sintomatologia. In genere, però, l’irsutismo è uno dei problemi che le donne riferiscono, non sapendo che è la conseguenza dell’aumento di ormoni maschili (iperandrogenismo), è anche causa di anovulazione (assenza di ovulazione) e di un rischio aumentato di sindrome metabolica con sovrappeso, iperinsulinemia e quindi insulino-resistenza. Se non curata, l’aumentata produzione di ormoni maschili, come in un circolo vizioso, contribuisce ad aggravare il quadro clinico dell’ovaio policistico».

Quali sono le conseguenze?

«La sindrome dell’ovaio policistico è una patologia che può avere gravi ripercussioni sulla vita della donna – sottolinea la specialista -. Se dal punto di vista psicologico, la presenza di acne, peluria in eccesso sul viso o capelli diradati può rappresentare un problema per la donna giovane, le conseguenze dell’ovaio policistico non diagnosticato e non curato possono diventare importanti. Obesità, diabete, ipertensione e ipercolesterolemia, depressione, disturbi del sonno (apnee ostruttive del sonno) e aumentato rischio di tumore dell’endometrio sono solo alcune delle possibili conseguenze di un iperandrogenismo non curato. In più, la presenza di ovaio policistico con alterazioni dell’ovulazione è causa di infertilità nel 40% dei casi, e aumenta l’incidenza di patologie ostetriche nelle donne in cui avviene il concepimento. In gravidanza aumenta il rischio di aborto, diabete gestazionale, macrosomia fetale (elevato peso alla nascita), preeclampsia. Pertanto, con un sospetto di sindrome dell’ovaio policistico, è importante rivolgersi al ginecologo».

Come si cura l’ovaio policistico?

«La diagnosi di ovaio policistico richiede un’accurata raccolta di informazioni (anamnesi) da parte del ginecologo, la visita ginecologica e l’ecografia transvaginale, esame fondamentale per escludere altre cause di iperandrogenismo – prosegue l’esperta -. All’ecografia, infatti, le ovaie  si presentano di dimensioni superiori alla norma e contenenti un gran numero di piccoli follicoli disposti a livello sottocorticale. Una volta diagnosticata una condizione di policistosi ovarica, possono essere prescritti esami del sangue per valutare il profilo lipidico, la glicemia, l’ assetto ormonale, la  funzionalità tiroidea e i livelli di vitamina D. La terapia si basa sulle manifestazioni e sui sintomi sulla prevenzione delle conseguenze più gravi della sindrome dell’ovaio policistico: contro l’iperandrogenismo può essere necessario assumere una terapia antiandrogenica e ormonale, si può indurre l’ovulazione nelle donne che desiderano una gravidanza, modificare lo stile di vita, specie in presenza di sovrappeso, adottando una dieta sana ed equilibrata, e facendo attività fisica regolare». 

Quali alimenti includere o evitare nella dieta?

«In caso di ovaio policistico, nella dieta non devono mancare i carboidrati complessi, preferibilmente provenienti dai cereali integrali – spiega la dottoressa Maria Bravo, biologa nutrizionista di Humanitas San Pio X –  e le fibre, assunte attraverso il consumo di verdura e frutta di stagione. Da includere anche gli acidi grassi Omega-3, che si trovano in alcuni tipi di frutta a guscio (noci, semi di lino) e in alcune specie di pesce (acciughe, sardine, salmone, sgombro, trota, tonno, storione). Inoltre, in caso di sindrome dell’ovaio policistico, i sali minerali che possono essere d’aiuto sono zinco, magnesio e selenio, mentre per le vitamine particolarmente utili sono quelle del gruppo B, in particolare la B12 e i folati, e la vitamina D. Gli alimenti da evitare, invece, sono la frutta sciroppata, zuccherata e disidratata, bevande gassate, formaggi, carni grasse, burro, insaccati, caffè e elevate quantità di sale. In ogni caso, anche mantenere una corretta idratazione bevendo circa due litri di acqua al giorno è fondamentale». 

Humanitas per lei di Humanitas San Pio X si prende cura della salute delle donne con particolare attenzione alla prevenzionediagnosi e cura delle principali patologie femminili, attraverso visite specialistiche ed esami specifici di primo e secondo livello.