Spesso associata a sovrappeso e obesità, quando si parla di sindrome metabolica non ci si riferisce a una malattia specifica. Si tratta invece di più fattori predisponenti insieme che, quando presenti, aumentano di molto il rischio individuale di sviluppare alcune patologie croniche e gravi. Tutt’altro che rara, la sindrome metabolica interessa quasi 1 persona su 2 con più di 50-60 anni di età, e questo dato sembra destinato a crescere nel prossimo futuro. Quali sono le cause, come si diagnostica e quali sono gli effetti della sindrome metabolica sulla salute, l’abbiamo chiesto alla dottoressa Nazarena Betella, endocrinologa e diabetologa di Humanitas San Pio X.

Sindrome metabolica: quali sono le cause e i rischi?

«L’accumulo di grasso nell’addome (grasso viscerale) che caratterizza sovrappeso e obesità, a causa di uno stile di vita sedentario, alimentazione scorretta, consumo eccessivo di alcol e/o droghe, è la causa della sindrome metabolica – spiega la dottoressa Betella -. Di conseguenza, la persona può sviluppare diabete, aterosclerosi, malattie cardiovascolari, steatosi epatica (fegato grasso). L’eccesso di grasso addominale, infatti, causa alterazioni del metabolismo dei grassi e degli zuccheri, infiammazione cronica e quindi aterosclerosi e, insieme, può sfociare in insulino-resistenza, una condizione in cui, per poter ridurre a livelli normali l’eccesso di glucosio nel sangue, le cellule Beta del pancreas devono produrre più insulina rispetto alla norma (iperinsulinemia). L’iperlavoro a cui sono sottoposte le cellule Beta è la causa della loro progressiva degenerazione che pone le basi per lo sviluppo del diabete». 

Sindrome metabolica: quando rivolgersi allo specialista e come si diagnostica?

«La diagnosi di sindrome metabolica avviene di frequente in presenza di almeno tre dei seguenti fattori predisponenti: 

  •     circonferenza addominale uguale o superiore a 102 centimetri per gli uomini, e 88 per le donne
  •     livelli di glicemia a digiuno uguali o superiori a 100 mg/dL
  •     rilevazione della pressione arteriosa uguale o superiore a 130/85 mmHg
  •     misurazione dei trigliceridi, a digiuno uguali o superiori a 150 mg/dL
  •     livelli di colesterolo HDL (il colesterolo buono) inferiore a 40 mg/dL per gli uomini, e inferiore a 50 mg/dL per le donne.

In presenza di uno di questi fattori, è fondamentale sottoporsi a controlli periodici dal medico per valutare la condizione di salute generale, fare esami di controllo mirati (glicemia, colesterolo totale, HDL, trigliceridi), controllare il peso corporeo, misurare la circonferenza addominale e la pressione sanguigna. Questo allo scopo di rilevare precocemente i segni della progressione della malattia, ma anche di verificare l’efficacia delle misure di prevenzione che consistono principalmente in dieta equilibrata e bilanciata, evitare il fumo, l’alcol e le bevande gassate, e fare attività fisica aerobica regolare (camminare a passo svelto, bici, nuoto, acquagym) per almeno 30 minuti al giorno per 5 giorni alla settimana. Dieta e attività fisica, nell’ottica di contrastare la sedentarietà – conclude l’esperta – possono contribuire al mantenimento del peso forma e ridurre i fattori predisponenti la sindrome metabolica».