Recentemente, è aumentata la preoccupazione delle persone di fronte alla sospetta relazione tra i vaccini approvati e disponibili per contrastare il COVID-19, in particolare quelli a vettore virale Vaxzevria-AstraZeneca e Janssen di Johnson & Johnson, e trombosi.

In alcuni paesi si è deciso di diversificare la somministrazione in base all’età, dato che i rari eventi di trombosi si sono manifestati nelle persone con meno di 60 anni. In Italia, per esempio, il vaccino Vaxzevria-AstraZeneca viene offerto a partire dai 60 anni di età (fatta eccezione per coloro che avevano già ricevuto una prima dose con questo vaccino e che possono in tutta tranquillità completare il proprio ciclo vaccinale), e anche per il vaccino Janssen di Johnson & Johnson è stata data la medesima indicazione per età. Ad ogni modo, i casi osservati in cui c’era correlazione tra vaccino e trombosi sono estremamente rari e non devono destare preoccupazione. Anzi, bisogna considerare che il rischio sarebbe maggiore nel caso di contrazione del virus SARS-CoV-2.

Tutti i vaccini finora approvati da EMA (European Medicines Agency – Agenzia Europea per i Medicinali) e da AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco) contribuiscono a prevenire forme severe di COVID-19 e quindi sono fondamentali per affrontare la pandemia e contribuire a terminare presto la situazione di emergenza. Abbiamo cercato di fare chiarezza con il dottor Corrado Lodigiani, ematologo di Humanitas San Pio X.

Cos’è la trombosi

Evento frequente e potenzialmente molto grave, la trombosi è la conseguenza della formazione di un coagulo di sangue (trombo), ossia di un aggregato solido di globuli bianchi, globuli rossi e soprattutto piastrine, in un vaso sanguigno che ostacola la circolazione all’interno del vaso stesso. Viene considerata la prima causa di morte nel mondo industrializzato, dato che può determinare eventi come ictus, infarto cerebrale o del miocardio, embolia polmonare. Ci sono due tipi di trombosi:

Trombosi arteriosa: quando colpisce le arterie (ad esempio, in caso di infarto cardiaco o ictus cerebrale), cioè i vasi sanguigni che portano il sangue ricco di ossigeno agli organi. La trombosi arteriosa è causata principalmente dall’aterosclerosi che ha come fattori di rischio l’ipercolesterolemia, l’ipertensione, il fumo di sigaretta e l’obesità.

Trombosi venosa:  quando colpisce le vene, che hanno il compito di raccogliere in sangue “sporco” da un organo e, passando per il cuore, di portarlo ai polmoni dove viene “ripulito”. In genere, questo tipo di trombosi è dovuta a ridotta mobilità, traumi, interventi chirurgici, tumori e altre malattie infiammatorie o alterazioni genetiche della coagulazione (trombofilia). Nelle donne, soprattutto se in sovrappeso, fumatrici e trombofiliche, può essere favorita anche dalla pillola anticoncezionale o dalla terapia ormonale sostitutiva.

Trombosi e vaccini

I fenomeni di trombosi causati dai vaccini sono rarissimi: solo 40 casi su oltre 35 milioni di pazienti vaccinati con Vaxzevria-AstraZeneca, e 6 casi su 7 milioni di soggetti vaccinati con il vaccino di Johnson & Johnson. Inoltre, è stato notato che si tratta di casi particolari di trombosi, osservati anche in altri contesti non legati al vaccino, che si verificano nelle vene del cervello (seni venosi cerebrali) e più raramente nelle vene degli organi interni dell’addome (trombosi splancniche). L’incidenza di queste forme di trombosi venosa cerebrale è di per sé rara, coinvolgendo circa 1 caso su 100 mila soggetti, rispetto alla trombosi venosa profonda degli arti inferiori che ha un’incidenza di circa 1 caso su 1000 soggetti all’anno, che può arrivare persino a 1 caso su 100 nei pazienti anziani. I casi di trombosi verificatisi in corrispondenza alla vaccinazione riguardano principalmente pazienti sani, con meno di 60 anni, prevalentemente donne. Nel processo sembra essere implicato un meccanismo di tipo autoimmune legato a una reazione anomala che qualunque organismo può avere nei confronti di un farmaco e che in questo caso si tratta del vaccino o “il virus-vettore” stesso. Il meccanismo assomiglia a quello che si verifica in rarissimi casi, con un’incidenza molto simile a quella del vaccino, nei pazienti cui viene somministrata l’eparina, un farmaco che paradossalmente serve proprio per prevenire o curare la trombosi.

Trombosi e COVID-19

L’idea comune è che sia il vaccino la causa scatenante dell’evento trombotico. Invece, non solo il vaccino è fondamentale per proteggerci dal COVID-19, ma i casi di trombosi verificatisi dopo la vaccinazione sono estremamente ridotti (1 su un milione circa) rispetto a quelli causati dal virus stesso (164 mila su un milione). Infatti, sembra che l’infiammazione provocata dal virus SARS-CoV-2 e che colpisce l’endotelio polmonare, ossia il tessuto di rivestimento interno delle arterie e delle vene nei polmoni, causi l’attivazione dei fattori della coagulazione scatenando trombosi locale.

Quindi, il meccanismo è diverso rispetto a quello dell’embolia polmonare, in cui i frammenti (emboli) di un trombo formatosi negli arti inferiori si disseminano attraverso il sistema venoso fino al polmone. Invece, i pazienti con COVID-19 sviluppano trombosi direttamente a livello del microcircolo polmonare. Per questo, nonostante non sia l’unica causa di morte, la trombosi del circolo polmonare è uno dei motivi principali per cui alcuni pazienti con COVID-19 si ammalano in forma grave, con esiti che possono anche essere fatali, in quanto viene alterata la funzionalità dei polmoni che non riescono a garantire gli scambi respiratori.