La risonanza magnetica prostatica multiparametrica e la biopsia di fusione sono due degli esami innovativi in ambito urologico, significativi – per esempio – per la diagnosi e la pianificazione della terapia in caso di tumore alla prostata.

Come spiega il dottor Luciano Nava, Responsabile di Urologia di Humanitas San Pio X, “la prostata è una piccola ghiandola posta sotto la vescica di fronte al retto, e circonda l’uretra, il canale che conduce l’urina verso l’esterno. Con l’avanzare dell’età, la prostata può aumentare di volume nella sua parte centrale e in questi casi si parla di ipertrofia prostatica benigna: una condizione che seppur fisiologica può essere associata a sintomi che si ripercuotono sulla qualità di vita del paziente, condizionandone la vita personale e di coppia”.

Anche negli uomini che non avvertono sintomi, le linee guida urologiche internazionali consigliano un controllo periodico alla prostata a partire dai 40-50 anni; controlli che è bene siano più precoci in caso di familiarità per tumore alla prostata.

Come si effettua la valutazione prostatica?

Il tumore della prostata è il primo tumore maligno solido maschile, il cui rischio di insorgenza aumenta con l’età.

La valutazione prostatica si avvale di una visita urologica specialistica, dell’esplorazione rettale e della valutazione dei valori ematici del PSA, l’antigene prostatico specifico.

In presenza di valori di PSA sospetti e confermati, l’urologo suggerirà ulteriori accertamenti con il dosaggio nel sangue del PHI, l’indice di salute prostatica, l’ecografia prostatica transrettale o la risonanza magnetica prostatica multiparametrica.

La risonanza magnetica multiparametrica e la biopsia di fusione

Se si sospetta la presenza di un tumore prostatico, la recente introduzione della risonanza magnetica prostatica multiparametrica consente diagnosi e terapie più mirate.

“La risonanza magnetica prostatica multiparametrica è la principale novità in questo settore: si tratta di un esame molto sofisticato che permette di identificare con elevate probabilità aree sospette per la presenza di un tumore prostatico significativo, anche di piccole dimensioni”, ha sottolineato il dottor Nava.

Questo esame evita un eccessivo numero di prelievi bioptici e consente di escludere, all’80-90% dei casi, la presenza di tumori significativi.

Un altro esame significativo è la biopsia di fusione. Come precisa il dottor Emanuele Scapaticci, urologo in Humanitas San Pio X, “grazie a un sistema di fusione di immagini 3D di ecografica e risonanza, oggi siamo in grado di raggiungere con precisione le zone sospette, prelevare il tessuto da analizzare con biopsie mirate di fusione e, dopo l’esame istologico, pianificare la strategia terapeutica più mirata, chirurgica o radioterapica, sfruttando le tecnologie più avanzate”.