Le donne sono più a rischio di artrosi rispetto agli uomini, specie dopo i 55 anni. Se fino a quest’età, maschi e femmine hanno circa lo stesso rischio e gli stessi fattori di rischio per l’artrosi (traumi giovanili, sportivi, lavorativi), è probabilmente a causa di cambiamenti del metabolismo osseo dovuti all’alterazione ormonale in menopausa, ad esporre la donna a sviluppare artrosi di ginocchio. Insieme alla menopausa, altri fattori concorrono a dare alle donne questo primato. Tuttavia, per risolvere il dolore e recuperare qualità di vita può essere necessario l’intervento di protesi. In Humanitas San Pio X, l’intelligenza artificiale del sistema robotico, aiuta il chirurgo a pianificare ed eseguire interventi di protesi totale di ginocchio così precisi da restituire la percezione di avere di nuovo il proprio ginocchio sano, come prima dell’artrosi. Ne parliamo con il dottor Federico D’Amario, responsabile del Centro di Chirurgia Ortopedica Robotica di Humanitas San Pio X  

Perchè le donne soffrono di più di artrosi?

«L’artrosi è una malattia degenerativa progressiva della cartilagine articolare che riveste le componenti ossee dell’articolazione – spiega il dottor Federico D’Amario -. La cartilagine è un tessuto elastico, molto resistente, che permette al ginocchio di sopportare carichi, movimenti di rotazione, flessione, estensione in ogni attività. Per diversi motivi, tra cui menopausa, malattie reumatiche, endocrine, metaboliche, ma anche alterazioni dell’allineamento assiale in varismo (ginocchia a X) o valgismo (ginocchia curve o del fantino), la cartilagine può usurarsi precocemente in alcuni punti, esporre la componente dell’osso tibiale o femorale o entrambi che, sfregando l’uno sull’altro si consumano e provocano dolore. Nei gradi di grave usura della cartilagine e dell’osso, è questa la fase più avanzata dell’artrosi, è indicata la sostituzione di entrambe le parti usurate dell’articolazione nativa, cioè del paziente, con una protesi totale. Nelle fasi iniziali dell’artrosi, quando la cartilagine inizia a usurarsi ma non ha esposto l’osso articolare, invece, possono essere efficaci altri trattamenti conservativi e di medicina rigenerativa».

Come opera il ginocchio il robot?

«La chirurgia robotica per l’impianto di protesi totale di ginocchio è la più avanzata delle tecnologie chirurgiche – spiega il dottor Federico D’Amario -. Noi usiamo l’intelligenza artificiale del sistema robotico permette di creare un modello virtuale 3D dell’articolazione del paziente, realizzato da una radiografia in carico, che tiene conto di ogni variabile e rapporto anatomico, cinematico (rapporti di movimento tra le componenti tibiali e femorali) e legamentoso. In questo modo, prima dell’intervento possiamo vedere, grazie alle valutazioni oggettive fornite dal robot, come potrà essere il risultato finale per il ginocchio di quel paziente. Pertanto, non solo vengono programmati tutti gli step intraoperatori per il posizionamento preciso al millimetro dell’impianto ed eventualmente la correzione con l’osteotomia dell’allineamento dell’asse del ginocchio, ma è anche possibile valutare il recupero possibile dal paziente in termini di range of motion, ovvero di recupero della flesso-estensione della gamba. Durante l’intervento, il robot usa uno speciale sistema di navigazione guidato da sensori, posizionati in particolari punti della gamba del paziente, e interfacciati al software del robot, che forniscono al chirurgo “occhi robotici”, mentre la mano del chirurgo viene potenziata dal braccio robotico che permette di eseguire in maniera estremamente precisa le azioni chirurgiche programmate. Pertanto, programmato dal chirurgo, il braccio robotico asporta solo la porzione di osso minima necessaria all’impianto definitivo della protesi. Questo, dopo l’intervento, permetterà al paziente di non avvertire la sensazione di avere un corpo estraneo all’interno del ginocchio, e quindi di poter svolgere le attività che faceva prima percependo come naturali i movimenti della gamba». 

Quali sono i vantaggi della chirurgia robotica per il ginocchio?

«L’estrema precisione e accuratezza, impensabile a mani e occhi umani, nell’impianto sia statico che dinamico della protesi, insieme alla rimozione della minima porzione ossea usurata dall’artrosi senza sacrificare più osso del necessario, sono aspetti fondamentali del successo dell’intervento – prosegue l’esperto -. Il paziente sente meno dolore nel post operatorio e ricorre di meno ai farmaci antidolorifici, avverte la protesi come se fosse il proprio ginocchio nativo e questo contribuisce notevolmente ad avere una più efficace e rapida riabilitazione, oltre al fatto che la protesi impiantata nel rispetto dell’anatomia, della cinematica e dei rapporti legamentosi, tende a usurarsi di meno e quindi avrà una durata più lunga. Subito dopo l’intervento che dura circa un’ora, il paziente viene aiutato a camminare con le stampelle e in 4-5 giorni viene dimesso. Il recupero e il ritorno alla vita quotidiana e allo sport sono rapidi, quasi senza limitazioni se non quelle dettate dal buon senso. Pertanto, se non si è mai praticata la corsa o lo sci prima dell’intervento, meglio evitare di farlo dopo».