Spazzola piena di capelli, ciuffi che scivolano via appena si disfa la coda, mucchietti sul pavimento quando si passa l’aspirapolvere, diradamento dei capelli che lascia intravedere il cuoio capelluto e quindi disagio, imbarazzo. Che fare? «Spesso la caduta dei capelli è considerata una problematica prevalentemente maschile – spiega la dottoressa Cristina Zambelli Franz, dermatologa di Humanitas San Pio X -. Eppure, anche le donne possono incorrere nella perdita dei capelli in determinate circostanze e questo causa un impatto psicologico non indifferente. Infatti, i capelli sono molto più che un elemento estetico: danno fiducia in sé, potenziano l’autostima e fanno sentire più sicure. Per questo, quando si nota un aumento della quantità di capelli persi rispetto al normale, senza apparente giustificazione, è bene recarsi dallo specialista per individuare le cause che sottendono il problema e intervenire per risolverlo, o semplicemente essere rassicurate che non c’è motivo per allarmarsi. Infatti, nel sesso femminile, la caduta dei capelli è spesso più facilmente reversibile rispetto a quanto avviene negli uomini,  soprattutto se curata tempestivamente e con il controllo diretto dello specialista. Per questo, è importante non ignorare il problema e limitarsi a chiedere consiglio al parrucchiere o in farmacia, ma rivolgersi a un dermatologo per individuare le cause esatte e scoprire il rimedio adatto»

Le situazioni più comuni che causano la perdita di capelli nelle donne

  • Alopecia androgenetica: di natura ereditaria, colpisce il 40-50% delle donne in forme di gravità diversa e si manifesta con un caratteristico diradamento dei capelli nelle aree anteriori del cuoio capelluto (aree androgeno dipendenti) dove i follicoli piliferi sono particolarmente sensibili all’azione del testosterone, cioè l’ormone maschile presente a livelli minori anche nelle donne, che rende i follicoli piliferi progressivamente più piccoli. I capelli, quindi, sono via via più sottili, più corti e meno pigmentati, ossia “miniaturizzati”.
  • Disturbi ormonali: ad esempio, l’ipotiroidismo che se non corretto rende i capelli fragili e radi, oppure la sindrome dell’ovaio policistico nelle donne fertili e il calo di estrogeni nella menopausa che aggravano l’alopecia androgenetica.
  • Alimentazione scorretta: una dieta povera di ferro e, in generale, poco equilibrata, priva dei nutrienti necessari, come accade quando si consumano cibi molto calorici ma a basso potere nutritivo (“cibo spazzatura”) non solo rende i capelli opachi, ma addirittura li indebolisce e ne facilita la caduta.  Anche l’irregolarità nel consumare i pasti è causa di indebolimento dei capelli.
  • Parto: durante la gravidanza molte donne sono positivamente stupite dal miglioramento sia del volume che della lucentezza della chioma ma, a distanza di circa tre mesi dal parto, possono presentare una caduta copiosa di capelli e allarmarsi per questo. Tale caduta dei capelli, del tutto naturale, è dovuta semplicemente al brusco calo ormonale (estrogeni e progesterone) che accompagna il parto e viene completamente recuperata nei mesi successivi. 
  • Stress: in alcune donne con predisposizione per le malattie autoimmuni (ad esempio, la tiroidite di Hashimoto), una situazione di forte stress può favorire una forma particolare di caduta dei capelli, caratterizzata dalla perdita totale in una o più chiazze rotondeggianti. Questa forma di alopecia è conosciuta come Alopecia Areata.
  • Invecchiamento dei bulbi piliferi: spesso ci si dimentica che anche i bulbi piliferi vanno incontro a modificazioni legate al passare del tempo e di solito già a partire dai 40 anni si può riscontrare nella maggior parte delle donne un lieve ma lentamente progressivo diradamento dei capelli che diventano più sottili e non riescono a crescere lunghi come in passato.

La visita dal dermatologo per fare chiarezza

«Come abbiamo visto, le cause che possono portare alla caduta dei capelli sono varie e anche molto diverse tra di loro – spiega la dottoressa Zambelli Franz – e per questo, l’unico modo per ottenere una diagnosi precisa e la prescrizione di una terapia adeguata alla situazione della persona è confrontarsi con il dermatologo nel corso di una visita tricologica. La visita si suddivide in tre momenti: l’anamnesi, per raccogliere le informazioni sui dati personali e clinici della paziente; l’esame obiettivo, per ispezionare in generale lo stato del cuoio capelluto ed effettuare il pull-test; la dermatoscopia che, grazie all’utilizzo di una lente particolare, consente di ispezionare nel dettaglio la salute dei capelli e la presenza di eventuali anomalie nella cute. Inoltre, nel caso la diagnosi fosse dubbia, lo specialista consiglia di effettuare ulteriori esami di accertamento, come esami del sangue tra cui il dosaggio del TSH (ormone stimolante la tiroide) e degli anticorpi antitireoperossidasi per escludere che l’indebolimento dei capelli sia dovuto a ipotiroidismo. Altri esami sono il test per la sideremia (misurazione del livello di ferro nel sangue) e per la ferritina (le scorte di ferro nell’organismo) per confermare o meno una carenza di ferro come causa di fragilità dei capelli».