Non sempre l’ernia è da operare, ma è meglio che sia lo specialista a dirlo. «Infatti, è vero che l’ernia inguinale o della parete addominale può presentarsi con sintomi che possono essere gestiti e controllati nel tempo senza ricorrere alla chirurgia – dice il professor Jacques Megevand, responsabile di chirurgia generale di Humanitas San Pio X -.  Tuttavia, è raccomandabile rivolgersi allo specialista prima che compaia un dolore forte perché questo è il sintomo di un’ernia complicata, non riducibile o “strozzata”». 

Con questi sintomi, vai dallo specialista ed eviti le complicanze 

«Nell’ernia non complicata, ovvero non infiammata, i sintomi sono in genere lievi – prosegue l’esperto -. I segni e sintomi che devono far sospettare un’ernia, e a cui prestare attenzione, sono:

  • tumefazione: si tratta di un rigonfiamento nella zona inguinale, addominale oppure ombelicale, spesso vicino a una ferita chirurgica. Indipendentemente dalla sua dimensione, molto piccola o grande, la tumefazione può aumentare a causa di sforzi addominali, quali tosse, defecazione, o situazioni che determinano un aumento della pressione addominale
  • stipsi 
  • sensazione di peso locale: può comparire alla fine della giornata o dopo un’attività lavorativa o sportiva intensa o prolungata
  • bruciore locale: può manifestarsi in associazione a dolore che, se presente, in genere è riferito dal paziente come lieve. 

Con questi sintomi, l’ernia può essere controllata e gestita senza ricorrere alla chirurgia. Tuttavia, in corso di visita specialistica, sarà il chirurgo a dare al paziente i consigli personalizzati, incluso l’uso o meno di slip contenitivi e/o fascia addominale, per evitare che l’ernia si complichi».

Visita specialistica per l’ernia: come funziona?

«Per valutare la presenza dell’ernia è necessaria la visita chirurgica – continua il professor Jacques Megevand -. Dopo un’accurata anamnesi familiare e dei sintomi, il paziente viene visitato prima in piedi, ovvero in posizione ortostatica, e poi sdraiato. Nella posizione ortostatica, infatti, il sacco erniario tende a scendere nel canale inguinale, per gravità. In questo modo, lo specialista può valutare la presenza e l’entità dell’ernia palpando la tumefazione nella zona interessata. Se l’ernia è molto piccola, il medico può richiedere al paziente di fare un colpo di tosse o “spingere” come per la defecazione (manovra di Valsalva), per far aumentare la pressione nella cavità addominale. Infine, il paziente viene fatto sdraiare in posizione supina sul lettino medico per valutare l’eventuale tendenza spontanea dell’ernia inguinale a rientrare all’interno della cavità addominale o per valutare la possibilità di farla rientrare manualmente. In base alla diagnosi e alla valutazione dello specialista – conclude il professore -, il chirurgo potrebbe proporre al paziente l’intervento chirurgico previa esecuzione, in alcuni casi, di un’ecografia della parete addominale».