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Rinosinusite e anomalie anatomiche, i sintomi da non sottovalutare

Naso chiuso, muco, alterazione della percezione degli odori e del gusto, dolore al viso, starnuti, senso di ovattamento alle orecchie, febbre e tosse sono sintomi che potrebbero far pensare al COVID-19. Se persistono da tempo potrebbe trattarsi invece di rinosinusite con poliposi nasale, una patologia che interessa il 2-4% della popolazione europea.

«La rinosinusite è lo stato infiammatorio della mucosa di rivestimento di naso e seni paranasali – spiega il professor Enrico Heffler, specialista in allergologia e immunologia di Humanitas San Pio X e docente di Humanitas University – che si definisce cronica quando i sintomi continuano a essere presenti per 12 o più settimane. Proprio per la lunga presenza dei sintomi, molti pazienti tendono ad abituarsi a questa condizione e sottovalutano la patologia. Tuttavia, una rinosinusite non curata può essere causa di problemi respiratori anche gravi nel 40% dei casi, con un impatto negativo nella vita quotidiana delle persone, che si aggrava nel caso di allergie stagionali o croniche e in presenza di altre malattie come asma e intolleranza all’aspirina.

Per questo, un percorso diagnostico e terapeutico appropriato è fondamentale per controllare i sintomi e le complicanze a lungo termine associate alla rinosinusite»

Trattamento, il segreto è la multidisciplinarietà

Con i sintomi della rinosinusite meglio non attendere prima di rivolgersi allo specialista per una valutazione. «Prima della diagnosi, lo specialista otorinolaringoiatra considera l’eventuale presenza di anomalie anatomiche, specie riguardanti il massiccio facciale e il setto nasale – chiarisce l’esperto – che possono essere alla base della comparsa dei sintomi.

La diagnosi di rinosinusite con poliposi nasale viene eseguita a partire dalla raccolta della storia clinica del paziente (anamnesi) e dalla valutazione endoscopica delle cavità nasali. In Humanitas San Pio X adottiamo un approccio multidisciplinare per curare la rinosinusite, che punta alla collaborazione tra vari specialisti (allergologi-immunologi, pneumologi, infettivologi e otorinolaringoiatri) al fine di individuare la terapia più adatta per ogni paziente.  Le scelte terapeutiche si orientano verso:

  • terapia farmacologica: tutti i pazienti con rinosinusite cronica con poliposi nasale dovrebbero essere curati con farmaci topici nasali (spray nasali) a base di corticosteroidi, al fine di ridurre al minimo l’infiammazione locale che è alla base della patologia; andrebbero invece evitati il più possibile i cortisonici sistemici (in compresse o iniezioni) che si associano a non pochi eventi avversi;

  • terapia chirurgica: l’approccio standard è di tipo conservativo ed è volto a ristabilire la normale areazione dei seni paranasali. in Humanitas, inoltre, è stato proposto e realizzato un trattamento più esteso di rimozione della mucosa rinosinusale infiammata (Reboot Endoscopic Surgery) che consente un buon controllo dei sintomi nel lungo periodo. Questo tipo di terapia viene scelto solo in casi selezionati in cui non sono risultate efficaci le terapie locali o non si sono rivelati adatti i trattamenti con farmaci biologici;

  • terapia con farmaci biologici: si ricorre a farmaci biologici (anticorpi monoclonali), in grado di modulare efficacemente la risposta infiammatoria in modo selettivo e controllato, a differenza del cortisone per via sistemica che ha un’azione generalizzata e con possibili effetti collaterali.

Quando il paziente è il protagonista

«L’approccio multidisciplinare per la cura della rinosinusite si fonda sulle 3P che caratterizzano la medicina di precisione: personalizzazione, predizione e prevenzione. L’obiettivo è garantire al paziente un giudizio corretto sulla gravità della patologia e sulla scelta terapeutica più adatta – spiega lo specialista – considerando la situazione sia diagnostica che terapeutica in base alle caratteristiche del singolo paziente, allo scopo di prevenire e predire possibili complicanze future. Per questo viene studiato attentamente anche il profilo allergo-immunologico di ogni paziente, per predire la risposta al trattamento su cui ci si orienterà. Inoltre, in questo approccio il paziente ha un ruolo centrale anche perché deve essere consapevole della patologia e non sottovalutare i sintomi, riconducendoli a un semplice raffreddore».

«Infine – conclude il professor Heffler – fondamentale è anche la sua attenzione verso lo stile di vita e i fattori ambientali che possono concorrere a migliorare o peggiorare il suo stato di salute. Ad esempio, meglio preferire una passeggiata nel parco a una per le strade della città, adottare le protezioni per le vie respiratorie se lavora in ambiente inquinato, evitare il fumo di sigaretta e scegliere un’alimentazione sana ed equilibrata».

Specialista in Allergologia e Immunologia Clinica

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