Grazie all’evoluzione tecnologica, la diagnosi di molte patologie cardiache avviene grazie a sistemi di imaging non invasivi come la risonanza magnetica cardiovascolare (Cardio RMN) e la tomografia computerizzata (Cardio TC). Si tratta di esami diagnostici di secondo livello al cuore, particolarmente precisi e affidabili, sempre più usati per la diagnosi e studio delle malattie del cuore nella pratica clinica. Ne parliamo con il professor Giulio Stefanini, cardiologo di Humanitas San Pio X e docente di Humanitas University. 

Risonanza magnetica cardiaca (o Cardio RMN)

«La risonanza magnetica cardiaca (o Cardio RMN) è il metodo di scelta per la valutazione delle caratteristiche funzionali e tissutali del cuore, compresi l’anatomia, il movimento atriale e ventricolare e la composizione del tessuto miocardico, e per diagnosticare sia la cardiomiopatia ischemica che non ischemica, così come la miocardite – spiega l’esperto -. La Cardio RMN è un esame di secondo livello, che viene di solito prescritto dopo un esame di primo livello come l’ecocardiografia.

Grazie alla Cardio RMN è possibile avere un’approfondita valutazione della perfusione, vitalità ed eventuale cicatrice del miocardio nei casi di ischemia; oppure, in caso di infiammazione o infiltrazione, la Cardio RMN permette di vedere e studiare eventuali depositi di ferro, amiloide, eccetera. Inoltre, la Cardio RMN viene utilizzata per approfondire la valutazione in caso di sospetta disfunzione valvolare come per esempio, in caso di stenosi o rigurgito, ma anche per lo studio del pericardio e dell’anatomia delle arterie coronarie, e nei casi di sospetti tumori cardiaci».

TAC cardiaca (o Cardio TC)

«La tomografia computerizzata cardiaca (TC) è più spesso eseguita con contrasto (somministrato per via endovenosa) per valutare la presenza e l’estensione della malattia coronarica – prosegue il professor Stefanini -. Grazie alla sua elevata sensibilità e al corrispondente basso tasso di falsi negativi, la Cardio TC è l’esame più adatto per classificare i pazienti con sospetta malattia coronarica a basso rischio e per escludere la malattia severa. La Cardio TC rileva in modo non invasivo la presenza e l’estensione della malattia coronarica, comprese eventuali placche e stenosi (occlusioni), oltre a dare un’indicazione precisa del rischio di futuri e gravi eventi cardiovascolari avversi.

Con le tecnologie più avanzate, la Cardio TC attualmente disponibile permette di acquisire immagini migliori rispetto agli scanner precedenti e con una minore esposizione del paziente alle radiazioni. 

L’acquisizione delle immagini avviene contestualmente a un elettrocardiogramma: immediatamente prima dell’esame viene somministrato il mezzo di contrasto, una sostanza iodata per via endovenosa, e la nitroglicerina come compressa sublinguale o spray, per dilatare le arterie coronarie. Spesso viene somministrato anche un beta-bloccante orale o per via endovenosa per rallentare la frequenza cardiaca a meno di 60-70 battiti al minuto e permettere l’ottimale acquisizione delle immagini. Le informazioni date dalla Cardio TC – conclude il cardiologo – sono fondamentali per valutare il rischio del paziente e decidere se un intervento è necessario o meno».