Familiarità, alti livelli di colesterolo e lipidi nel sangue, sovrappeso, abitudine al fumo anche in passato, sono fattori di rischio noti per la malattia ostruttiva della carotide, la principale arteria del collo che porta sangue dal  cuore al cervello. La presenza di placche (ateromi) all’interno della carotide è generalmente asintomatica; tuttavia la loro presenza può determinare dei veri e propri restringimenti (stenosi) che alterano il passaggio di sangue ossigenato verso l’encefalo e possono determinare conseguenze neurologiche anche gravi come l’ictus cerebrale o l’attacco ischemico transitorio (TIA). La diagnostica di scelta per la stenosi carotidea è l’EcoColorDoppler, un esame non invasivo che permette di valutare in tempo reale l’eventuale presenza di stenosi carotidee potenzialmente pericolose.

Grazie alla moderna tecnologia diagnostica però è possibile vedere anche placche lievi, avere una previsione del rischio ed evitare le conseguenze più gravi. Quali esami fare? Ne parliamo con la dottoressa Elisa Casabianca, chirurgo vascolare di Humanitas San Pio X. 

Carotidi: smettere di fumare riduce il rischio di malattia

«Se dopo la menopausa, le probabilità di sviluppare malattie cardiovascolari nelle donne è uguale a quello degli uomini, in presenza di fattori di rischio anche nelle donne più giovani possono essere presenti ispessimenti della carotide da ateroma, una placca causata da deposito di colesterolo o calcio – spiega la dottoressa Casabianca -. In particolare, anche le donne che hanno fumato in passato e hanno smesso di fumare da molti anni possono presentare placche ateromasiche alle carotidi. Questo perché quando l’ispessimento all’interno dei tronchi sovraortici (le carotidi) è avvenuto, il deposito che rimane non si risolve spontaneamente smettendo di fumare, ovvero non torna ai livelli normali, ma si può far sì che non peggiori. Infatti, per evitare che il deposito aumenti è fondamentale smettere di fumare e non avere altri fattori di rischio associati come sovrappeso, predisposizione familiare o individuale per malattia aterosclerotica, e dislipidemie».

Quali esami fare?

«Nell’ambito di una valutazione cardiologica nelle donne over 40, è utile l’EcocolorDoppler dei tronchi sovraortici (TSA), una speciale ecografia che permette di studiare anche l’indice di spessore della parete interna della carotide, valore che fornisce la predittività del rischio cardiovascolare – sottolinea l’esperta -. Con l’EcocolorDoppler viene valutato lo spessore dell’intima, cioè la parete interna delle arterie carotidi, ed eventuali iniziali depositi di calcio o colesterolo: da qui, si decide ogni quanto programmare i controlli ed eventuali approfondimenti, in un percorso cardiovascolare che ha l’obiettivo di preservare la donna da rischi futuri di ictus cerebrale e TIA. I moderni ecografi, molto più potenti rispetto a quelli precedenti, sono in grado di rilevare anche lievi ispessimenti dell’intima comparsi in passato, così da valutare percorsi di monitoraggio e prevenzione della progressione della malattia. In caso di ispessimenti non patologici, l’esame può essere ripetuto dopo 2-3 anni, ogni anno in caso di un ispessimento importante che necessita un monitoraggio più frequente. In genere, all’EcocolorDoppler TSA vengono richiesti anche esami del sangue per una valutazione di eventuali dislipidemie, ipercolesterolemie, e la visita cardiologica in modo da considerare l’opportunità di prescrivere, se necessario, terapie con farmaci specifici (statine). L’esame è assolutamente indolore, non invasivo, non richiede alcuna preparazione e dopo l’esame la donna può tornare alle proprie occupazioni lavorative e sociali».