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Reflusso gastroesofageo: quando rivolgersi al medico?

Il reflusso gastroesofageo è il passaggio di acido dallo stomaco all’esofago. Quando l’onda acida refluisce solo saltuariamente e bagna solo la parte terminale dell’esofago può essere un reflusso fisiologico, generalmente non avvertito dal soggetto, ma in alcuni casi, questa condizione è patologica e si parla di malattia da reflusso gastroesofageo. Vi è anche una forma occasionale, la cui manifestazione è comune in caso di eccessi a tavola.

Ne abbiamo parlato con il dottor Marco Dal Fante, Responsabile di Gastroenterologia ed Endoscopia, in Humanitas San Pio X.

Reflusso cronico e reflusso occasionale

“Il reflusso può essere una patologia cronica ed è dovuto all’imperfetta chiusura dello sfintere esofageo inferiore (cardias), con conseguente risalita dei succhi gastrici dallo stomaco all’esofago. Questo può avvenire sia in presenza di fattori come obesità ed ernia iatale, sia nei pazienti con sindrome di Zollinger-Ellison, una malattia rara caratterizzata da ipergastrinemia che induce l’aumento di acido cloridrico”, spiega il dottor Dal Fante.

“Si riconosce anche una forma occasionale, tipica degli eccessi a tavola e favorita anche dal consumo eccessivo di bevande gassate. L’aumento della quantità di cibo ingerito determina un aumento della produzione di acido cloridrico e l’introduzione di bevande gassate aumenta la pressione all’interno dello stomaco: entrambe queste condizioni favoriscono il rischio di reflusso gastroesofageo”, sottolinea lo specialista.

Che cos’è e a cosa serve l’acido cloridrico?

“È bene precisare che l’acido cloridrico è un componente importantissimo per due motivi: favorisce l’attivazione di alcuni enzimi gastrici fondamentali per la digestione delle proteine e svolge una funzione di asepsi. Tutto ciò che ingeriamo infatti è contaminato da virus, batteri e funghi; con la deglutizione questi attraversano l’esofago e arrivano allo stomaco. Proprio grazie all’acido cloridrico, che funge da barriera, virus, batteri e funghi non riescono però a raggiungere l’intestino.

Ecco perché l’assunzione di farmaci che diminuiscono o annullano la produzione di acido cloridrico (come gli inibitori della pompa protonica) deve essere gestita dal medico: l’assenza di questo acido infatti può determinare diversi effetti collaterali, uno fra tutti il gonfiore.  Senza la barriera dell’acido cloridrico, i microbi sono riusciti a colonizzare l’intestino e a fermentare, causando gonfiore. In sua assenza poi, anche il microbioma lavora maggiormente proprio perché le proteine vengono digerite solo in parte, con conseguente fermentazione e gonfiore”, conclude il dottor Dal Fante.

Cosa fare in caso di reflusso gastroesofageo e quando rivolgersi al medico?

Le regole d’oro contro il reflusso sono:

  1. Fare pasti piccoli e frequenti piuttosto che pochi e abbondanti.
  2. Fare una ricca colazione, un pasto soddisfacente e digeribile e una cena leggera.
  3. Evitare spezie, preparazioni elaborate, grassi animali.
  4. Evitare bevande molto gassate e gli alcolici.
  5. Evitare di sdraiarsi o di chinare in avanti il busto dopo aver mangiato.

Se si avverte un saltuario bruciore o un dolore dietro lo sterno si può ricorrere all’automedicazione, con farmaci antiacidi o di barriera. Gli antiacidi sono farmaci che hanno un effetto tampone sull’acido cloridrico e neutralizzano l’acidità dello stomaco, sono spesso sotto forma di compresse masticabili. I farmaci di barriera sono invece prevalentemente sotto forma di gel o sciroppo (anche in bustine monodose) e agiscono stratificandosi sulla mucosa esofagea impedendo il contatto dell’acido cloridrico con la mucosa stessa.

Se i sintomi sono persistenti e non vengono completamente risolti da questi rimedi, meglio consultare il medico per gestire terapie farmacologiche più importanti o per effettuare degli accertamenti.

Gastroenterologia ed Endoscopia
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