Dopo una giornata intensa, non c’è niente di meglio di un buon sonno ristoratore. Ma ecco che arrivano difficoltà ad addormentarsi, interruzioni frequenti del sonno durante la notte e risveglio molto presto al mattino, con il risultato che durante la giornata ci si sente privi di energia, demotivati e poco concentrati. In presenza di queste condizioni è probabile che si tratti di insonnia, un disturbo che in maniera occasionale arriva a colpire almeno una volta il 50% della popolazione. Quali sono le cause e le strategie per contrastarla? Ne parliamo con la dottoressa Anna Losurdo, neurofisiopatologa di Humanitas San Pio X. 

L’insonnia non è sempre uguale

«Se i disturbi del sonno non sono correlati ad altre condizioni di salute, si parla di insonnia primaria – spiega l’esperta -. Invece, se dipendono da fattori quali malattie, dolore, uso di farmaci, abuso di alcol, ansia e depressione, si parla di insonnia secondaria. Inoltre, in base al tipo di causa e alla durata dei disturbi del sonno, si distingue tra insonnia acuta o cronica. 

Insonnia cronica: quando i disturbi del sonno si manifestano almeno 3 notti a settimana e durano un mese o più. Le cause principali di questo tipo di insonnia sono stress cronico, depressione, dolori o fastidi notturni.  

Insonnia acuta: quando i disturbi del sonno durano per un periodo più limitato, come una notte o alcune settimane. Le cause principali sono stress, fattori esterni (rumore, luce, caldo o freddo eccessivi), jet lag»

Quando rivolgersi al medico?

«Rivolgersi al neurologo è necessario quando l’insonnia inizia ad interferire con le attività quotidiane e influisce negativamente sulla qualità della vita, provocando sonnolenza diurna, stanchezza diffusa, irritabilità, difficoltà nella concentrazione e nella memoria – chiarisce la dottoressa Losurdo -. Consultare lo specialista è importante anche perché la cura dipende dalla causa e solo un esperto può aiutare a individuarla con precisione. Ad esempio, potrebbe essere necessaria la sospensione o la modifica dell’assunzione di alcuni farmaci, oppure l’inizio di una terapia farmacologica se si scopre una patologia alla base dell’insonnia. In genere, ci sono farmaci e integratori che possono aiutare a contrastare l’insonnia, ma è sempre meglio cercare di modificare lo stile di vita prima di ricorrere a questi rimedi»

Le buone abitudini del sonno

Alcune strategie per arrivare rilassati al momento di andare a dormire possono essere le seguenti:

  • Coricarsi con un atteggiamento positivo, senza pensare che è tardi, che si dormirà poco, che arriva il momento in cui tutti i pensieri negativi si accumulano.
  • Avere dei ritmi di sonno regolari, cercando di non variare troppo l’ora in cui si va a dormire e ci si sveglia. 
  • La sera, non assumere caffeina e nicotina (non favoriscono il rilassamento) o alcol, che causa facilmente risvegli notturni frequenti. 
  • Evitare di praticare attività fisica nelle 4 ore prima di coricarsi, per non stimolare l’organismo e non rendere ancora più difficoltoso il processo di addormentamento. 
  • A cena, preferire pasti leggeri e possibilmente consumarli non a ridosso dell’ora di andare a dormire.
  • Assicurarsi che la camera da letto sia confortevole, buia, silenziosa e non troppo calda o fredda. Se non si può modificare la luce o il rumore, si può ricorrere a dei semplici rimedi come mascherine per gli occhi e tappi per le orecchie. 
  • Prima di andare a dormire, cercare di rilassarsi: un bagno caldo, un libro, della musica.

«Infine – conclude la specialista – se proprio non ci si riesce ad addormentare, al posto di continuare a rigirarsi nel letto e guardare l’orologio, l’ideale è alzarsi e cercare di fare qualcosa di non troppo impegnativo, finché si avverte sonnolenza. In caso sia un periodo pieno di impegni che destano preoccupazione, può essere una buona idea stilare una lista di cose da fare il giorno dopo per essere sicuri di avere fatto tutto e non doversi preoccupare durante la notte della gestione dei problemi»