COME TI POSSIAMO AIUTARE?

Centralino
+39 02 6951 1
PRENOTAZIONE SSN
+39 02 6951 6000

LUNEDì – VENERDì
dalle 10.30 alle 12.00 e dalle 14 alle 16.30
SABATO CHIUSO

PRENOTAZIONE PRIVATI, ASSICURATI, CONVENZIONATI
+39 02 69 51 7000

LUNEDì – VENERDì
dalle 8.00 alle 19.00
SABATO - dalle 08.00 alle 13.00

PRENOTAZIONE PRELIEVI
02 69517000

Dal lunedì al venerdì dalle 9.00 alle 12.00

HUMANITAS PER LEI
+39 02 69 51 5151

Dal lunedì al venerdì
Privati, Assicurati e Convenzionati
dalle 9 alle 17

SSN dalle 10:30 alle 17

CENTRO PRIMO INTERVENTO ORTOPEDICO

Dal lunedì alla domenica
Dalle 8.00 alle 20.00

+39 02 69 51 5555

Il servizio è effettuato in regime privato.

Diastasi addominale nel post parto: ecco come affrontarla

Dopo la gravidanza diverse donne soffrono di diastasi dei muscoli retti addominali, un disturbo abbastanza frequente che vede la separazione dei due muscoli retti dell’addome. Un allontanamento che si verifica in gravidanza o dopo il parto e che diventa problematico quando supera i 2 centimetri.

Come si manifesta questa condizione, a cosa è dovuta e come la si affronta? Ne ha parlato il dottor Alessandro Bulfoni, Responsabile di Ostetricia e Ginecologia in Humanitas San Pio X, in una recente intervista. 

Come si manifesta la diastasi dei muscoli retti dell’addome?

Questa condizione può essere asintomatica oppure manifestarsi con diversi disturbi. Può per esempio essere responsabile di dolori lombari (sciatalgia o lombalgia) per via dell’alterazione della postura dovuta a problemi a carico della colonna vertebrale; può poi essere legata a problemi di natura digestiva, respiratoria o del pavimento pelvico, come incontinenza o prolasso.

Da non sottovalutare il risvolto estetico: la parete addominale risulta rilassata e può aversi un importante gonfiore. In alcune donne, la divisione dei muscoli retti addominali è visibile in corrispondenza della linea alba che dall’ombelico sale verso lo sterno.

Quali sono i fattori di rischio?

La diastasi dei muscoli retti addominali può essere favorita da diverse condizioni, come per esempio la pluri-gravidanza e la gravidanza gemellare. Nel corso della gestazione infatti, il tessuto connettivo addominale viene sottoposto a una trazione costante e crescente, a causa dell’ingrossamento dell’utero e della crescita del bambino. Questo sforzo continuo a carico dell’addome è maggiore nelle gravidanze successive alla prima o in caso di gravidanza gemellare.

Un altro fattore di rischio è il sovrappeso: che sia pre-concezionale o legato alla gravidanza, questo espone a un maggior rischio di diastasi. Ecco perché è importante tenere sotto controllo il peso e continuare a dedicarsi a una moderata attività fisica anche durante la gravidanza.

Come si effettua la diagnosi?

In presenza dei sintomi riferiti o in caso di sospetto è bene rivolgersi al ginecologo, che suggerirà l’esecuzione di esami quali l’ecografia addominale o, nei casi più dubbi, la risonanza magnetica. In genere, è bene aspettare alcuni mesi dopo il parto: spesso infatti la diastasi si risolve spontaneamente.

Sono figure di riferimento anche il fisiatra e il fisioterapista che possono, laddove indicato, consigliare alla paziente di consultare un chirurgo plastico.

Cosa fare in caso di diastasi addominale? 

In genere, salvo casi particolari, inizialmente si consiglia l’esecuzione di specifici esercizi per il rinforzo della muscolatura addominale, al fine di riacquistarne il tono.

In caso di sovrappeso, è bene rivolgersi a un dietologo nutrizionista: spesso la riacquisizione del peso forma è sufficiente a risolvere la distasi dei muscoli retti dell’addome.

Nei casi più seri, l’approccio è chirurgico e polispecialistico con la partecipazione del ginecologo, del chirurgo generale e di quello plastico. Potrebbe essere per esempio indicata l’esecuzione di un intervento di addominoplastica per la correzione della diastasi, che può affiancarsi anche a un intervento estetico sulla cicatrice di un eventuale cesareo o all’asportazione combinata di tessuto adiposo.

Ginecologia e Ostetricia
I numeri di Humanitas
  • 2.3 milioni visite
  • +56.000 pazienti PS
  • +3.000 dipendenti
  • 45.000 pazienti ricoverati
  • 780 medici