Fare sport significa sacrifici, sudore, passione, ma anche dolore, lesioni e traumi. Lo abbiamo imparato guardando gli atleti e le atlete delle Olimpiadi di Tokyo, donne e uomini che, in alcuni casi, hanno gareggiato e vinto medaglie dopo pochi mesi da interventi di ortopedia. Nonostante il ginocchio, insieme ai suoi muscoli e legamenti, sia una struttura molto resistente a salti, balzi, cambi di direzione, piegamenti e carichi, è tuttavia soggetto a traumi anche da usura, specie nelle donne. Fondamentale è la visita ortopedica e in caso di chirurgia, l’intelligenza artificiale applicata a sistemi di chirurgia robotica per il ginocchio è uno degli strumenti più moderni ed efficaci per tornare a praticare sport. Ne parliamo con il dottor Federico D’Amario, responsabile del Centro di Chirurgia Ortopedica Robotica di Humanitas San Pio X.

Sport: le ginocchia delle donne più a rischio

«Un trauma al menisco da ragazzi durante una partita di calcio, una lesione del legamento crociato anteriore non guarita perfettamente durante una partita di tennis, ma anche in altri sport come il rugby, tennis o running – spiega il dottor D’Amario -,   sono associati a maggiori probabilità di sviluppare artrosi del ginocchio già in giovane età, senza distinzione tra uomini e donne. Questo perché fare sport fa molto bene, ma farne troppo, con sovraccarichi eccessivi o senza un’adeguata preparazione, può danneggiare cartilagine, menischi e legamenti del ginocchio. 

In particolare però sono le donne ad avere il primato dei traumi di ginocchio, a causa una conformazione dell’asse delle ginocchia (disallineamento) femminili più frequentemente in varo o valgo, cioè con le ginocchia che si toccano verso l’interno o sono distanziate tra loro. Pertanto, anche in assenza di traumi e lesioni, durante lo sport vengono sovraccaricate strutture quali menischi e cartilagine, aumentando il rischio di lesioni e traumi. Se non si interviene riparando il danno con terapie conservative (acido ialuronico, medicina rigenerativa) o con la chirurgia nelle lesioni più gravi, è inevitabile il processo degenerativo dell’artrosi in una fase di vita in cui, oggigiorno, si è ancora molto attivi». 

La chirurgia robotica per recuperare movimenti naturali

«L’applicazione dell’Intelligenza Artificiale alla chirurgia robotica per la protesica di ginocchio nasce proprio dall’esigenza di giovani sportivi affetti da artrosi precoce di recuperare la propria vita attiva – prosegue l’esperto -. Quando le terapie conservative non danno più benefici, l’impianto di una protesi è la soluzione all’artrosi e al dolore. Con la chirurgia robotica, anche in caso di artrosi grave, il paziente recupera la propria vita anche sportiva perchè non ha la sensazione di avere una protesi. Questo risultato si può ottenere con la più precisa delle chirurgie oggi possibili, guidata dall’Intelligenza Artificiale fin dalla pianificazione preoperatoria che permette di vedere i possibili risultati dell’intervento grazie a modelli 3D preoperatori. Durante l’intervento, il chirurgo è assistito dal robot e da speciali sensori applicati in punti specifici della gamba del paziente che guidano il chirurgo in ogni fase dell’intervento per ottenere il miglior posizionamento di impianto possibile.  L’estrema precisione, non raggiungibile solo con occhi e mani umane, favorisce un più rapido recupero, tempi ridotti di degenza, meno dolore dopo l’intervento, e una riabilitazione più efficace con movimenti della gamba che risultano più naturali».